Borse piene
Il profumo intenso dei salvataggi ha rinvigorito le Borse europee, incuranti del downgrading dell’Italia da parte di Moody’s e dei rimbrotti all’Unione europea – che non cresce soprattutto per colpa di Italia e Spagna – arrivati dal Fondo monetario internazionale. Operazioni per ricapitalizzare le grandi banche sovraccariche di debiti sovrani sono ormai all’ordine del giorno. Angela Merkel ha detto di essere pronta a sostenere gli istituti tedeschi. Il ministro delle Finanze francese, François Baroin, ieri ha ammesso che bisogna considerare un più ampio taglio nei titoli greci in portafoglio
7 AGO 20

Il profumo intenso dei salvataggi ha rinvigorito le Borse europee, incuranti del downgrading dell’Italia da parte di Moody’s e dei rimbrotti all’Unione europea – che non cresce soprattutto per colpa di Italia e Spagna – arrivati dal Fondo monetario internazionale. Operazioni per ricapitalizzare le grandi banche sovraccariche di debiti sovrani sono ormai all’ordine del giorno. Angela Merkel ha detto di essere pronta a sostenere gli istituti tedeschi. Il ministro delle Finanze francese, François Baroin, ieri ha ammesso che bisogna considerare un più ampio taglio nei titoli greci in portafoglio: a luglio era stato deciso un haircut volontario del 21 per cento, ma non basta. Dexia, il gruppo franco-belga già salvato nel 2008 con soldi pubblici, è di nuovo sul punto di crollare.
Dunque, si apre un nuovo giro di negoziati per fare in modo che le banche scontino una parte delle perdite; in cambio, i governi offrono di rifinanziare gli istituti di credito evitando così crac a catena. “Non c’è un piano concreto europeo, ma solo una discussione in corso”, ha dichiarato la Commissione. Alle Borse, però, bastano le voci. I listini europei rimbalzano dopo tre sedute di flessione, con i mercati che scommettono su un piano coordinato per rafforzare le banche europee. A Milano il Ftse Mib segna un rialzo del 3,9; Parigi e Francoforte guadagnano oltre quattro punti.
E’ sceso in campo anche il Fmi, dicendosi disponibile (prima di una parziale smentita) a comprare titoli dai governi in difficoltà, insieme al Fondo di stabilizzazione europeo (Efsf), aumentando così la potenza di fuoco e venendo incontro alla Bce. L’Eurotower, infatti, da una parte si trova con le mani legate dalla Bundesbank, dall’altra è sotto pressione crescente (e sempre più autorevole) per reinventarsi nel suo ruolo di prestatore di ultima istanza. A Jean-Claude Trichet si chiede da più parti di intervenire con più vigore a sostegno dell’economia.
Eppure proprio Trichet, parlando l’altro ieri al Parlamento europeo, ha detto che non può fare il prestatore di ultima istanza, un compito che spetta ai governi. Oggi si riunisce il consiglio della Banca centrale, l’ultimo presieduto dal banchiere francese che a fine mese passa il bastone del comando a Mario Draghi. All’ordine del giorno c’è la strategia monetaria dei prossimi mesi, a cominciare da una riduzione del tasso di riferimento (ora all’1,5) fatta balenare dallo stesso presidente. Difficile che sia questo il momento giusto, perché i tedeschi sono preoccupati per una inflazione domestica che sale (tra il 5 e il 6 per cento in termini monetari).
Ma dalla Federal Reserve, Ben Bernanke lancia un chiaro appello affinché gli europei mettano mano a una politica monetaria più audace e creativa. Anche perché la crisi presenta un doppio volto: il primo si chiama insolvenza, come in Grecia, il secondo sete di denaro liquido e questo è il caso di Italia e Spagna. Nell’un caso, ha ragione Trichet, gli strumenti d’intervento sono in mano ai governi, insieme alle istituzioni internazionali; nel secondo, invece, non c’è altra strada che battere moneta. Lo ha ricordato anche Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, l’altro ieri a Bruxelles. Con il Sole 24 Ore ha invitato a “non cedere all’irrazionalità. E il primo buon motivo è che la Bce può fornire una liquidità illimitata se ce ne fosse bisogno: nei mesi scorsi è rientrata potentemente sui mercati e se si creasse un problema di distribuzione della liquidità tra gli operatori, anche la questione del mid term funding delle banche potrebbe essere risolta rapidamente”.
Il tam tam a favore di scelte meno ortodosse continua a salire. Raghuram Rajan, docente dell’Università di Chicago e già capo economista del Fondo monetario internazionale, sostiene che solo l’organizzazione guidata da Christine Lagarde ha i mezzi e la capacità di risolvere la crisi del debito sovrano. Non solo: crescono i sostenitori dell’eccentrico Adam Posen, il membro del Board della Banca centrale d’Inghilterra che chiede ai colleghi degli Istituti centrali di abbandonare le vecchie abitudini che dietro il rigore celano un po’ di moralismo. Sul sito lavoce.info, fondato da Francesco Giavazzi e Tito Boeri, l’economista Rony Hamaui ricorda che nell’area euro la cosiddetta “M1”, ovvero la somma di moneta circolante e depositi bancari, cresce a un tasso tra lo zero e il 2 per cento, mentre nell’area del dollaro sale del 20 per cento. Ecco perché Hamaui, e ormai non solo lui, si augura per oggi una svolta dalla Bce, magari in stile Fed. Ma forse dovrà aspettare che sia in sella Draghi.